Attraverso il buio

15,00 

di Annarita Rossi

 

1949.

Tutto sembra proseguire nella tranquillità a Bettolle, un piccolo paese della Toscana, quando a fine giornata, di rientro dal lavoro, Armando non trova la moglie in casa.

Inizia così quello che diventerà il suo continuo girovagare, in un’Italia ferita dalla guerra, per ritrovare la sua Ada. Nella ricerca spasmodica di reperire un qualsiasi utile indizio, Armando si accorge di avere sempre più problemi alla vista.

Tra speranze, delusioni e inganni regnerà in lui la confusione, destinata ad amplificarsi quando tra i libri di casa scoprirà un diario tenuto nascosto dalla moglie. Armando riesce a leggerne poche pagine prima di perdere del tutto la vista, sufficienti però a lasciargli intuire uno scabroso passato della moglie subìto durante la detenzione al campo di concentramento.

Senza mai arrendersi alla scomparsa di Ada, Armando imparerà il metodo Braille e si farà trascrivere il diario della moglie.

La verità che emergerà dallo scritto sarà peggiore di quella che potesse immaginare…

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Capitolo I

La scomparsa

 

Autunno 1949

 

Armando fissa il ritratto della donna, si sofferma sullincarnato chiarissimo e sui capelli di un nero corvino, con quelle ciocche ondulate che, scendendo dal centro del capo, vanno ad infrangersi morbidamente ai lati del volto ovale per risaltarne gli occhi verde smeraldo.

Come eri bella Ada! Insistendo nel guardarti, noto ogni piccolo particolare del tuo volto, che dice così tante cose di te ma non quella che mi chiedo incessantemente dal momento nel quale sei andata via. Perché te ne sei andata e come è potuto accadere? Il tuo dolce sguardo non riesce a darmi una risposta.

Posa la fotografia di Ada sul comò. Le tonalità sono quelle di un grigio scuro e sfumato ma i colori sono ben impressi nella sua mente. Il volto della sua donna se ne sta lì, protetto, all’interno della cornice in argento dai rilievi incurvati che sembrano estendere le onde dei capelli all’esterno della fotografia. La osserva in silenzio ancora qualche istante prima di andare a lavorare per poi, una volta uscito dalla fornace, fare quello che ormai fa tutti i giorni da quando Ada se ne èandata.

Anche oggi, infatti, andrà in giro a chiedere informazioni su di lei, magari ci potrebbe essere qualche novità rispetto a ieri. Chissà? Userà tutte le energie che la giovane età gli consente per trovarla. Fa i soliti gesti prima di uscire, controllando che la bombola del gas sia chiusa e andando a chiudere le imposte.

Apre entrambe le finestre e si sporge di poco all’esterno per tentare di prendere prima un’imposta e poi l’altra, ma queste fanno resistenza per il fortissimo vento che anche oggi sembra portarsi via tutto con sé, quindi chiede ancora ad Ada: non può essere stato il vento a portarti via, ma se non è stato lui, chi?

 

Era una giornata molto ventosa quando Ada uscì da casa per recarsi alla scuola dove insegnava. Armando, rientrato dal lavoro, aprì la porta sicuro di trovarla lì, seduta al tavolo della cucina a correggere i compiti dei suoi alunni, ma non era stato spostato nulla, tutto era al suo posto, neanche un bicchiere era stato usato, ogni cosa era rimasta immutata come se il tempo si fosse fermato. Guardò lorologio appeso alla parete: erano già passate le 17, eppure tutto pareva sospeso sin da quando era uscito da casa al mattino. Ada probabilmente non era mai rientrata.

 

Con il viso corrucciato pensò: Anche se mi precipitassi a scuola adesso, non troverei nessuno a darmi qualche informazione, ma l’avrà pur vista qualcuno stamattina.

Si chiuse la porta di casa dietro e andò da Gina che abitava di sopra; lei era l’unica altra inquilina della palazzina ma Ada non era proprio il tipo di infilarsi nelle case a chiacchierare, aveva sempre qualcosa da fare e le letture la prendevano tanto.

«Buonasera Armando.»

«Scusa il disturbo Gina, hai visto la Ada oggi?»

«No, non lho neanche sentita rientrare adesso che ci penso.»

«Ma non è mai rientrata a casa allora?»

«Non so che dirti Armando, è un po strano in effetti. Fammi sapere però, mi raccomando.»

«Certo, ti ringrazio.»

Pensò allora di recarsi al convento di suore accanto alla scuola dove Ada era stata ospitata per un po di tempo quando era venuta a lavorare come insegnante a Bettolle. L’imbrunire della sera si faceva sempre più incalzante ma Armando doveva bussare alla porta di quel convento anche se sapeva che l’orario non era proprio consono. Prese uno dei due battenti di ferro battuto alla cui estremità in basso calava una campanella, una per ciascun battente e colpì sul portone decisamente per tre volte. Dopo aver atteso qualche istante innanzi a quello sbarramento, sentì una voce calma e dolce chiedere: «Chi è a quest’ora?»

«Sorella, sono il marito della Ada Cherubini, mi apra per favore!»

Una piccola suora aprì il pesante portone e a voce bassa disse: «Buonasera. Cosa succede?»

 «La Ada non è tornata a casa. È per caso da voi?»

«Mi dispiace, ma non l’abbiamo vista affatto oggi e comunque è venuta da noi forse un mese fa a salutarci.»

Armando ringraziò e si diresse al bar del paese. Vi erano ancora alcuni uomini seduti a giocare a carte e a farsi un bicchierino, altri erano già andati a casa per la cena.

«Buonasera Armando» disse Aldo, notando che c’era qualcosa che non andava nell’andamento di quell’uomo che entrato a passo svelto si era subito appoggiato al banco del bar tutto sudato.

«Aldo, hai visto per caso la Ada oggi?»

«No, non lho vista. Ma perché sei così agitato?»

«Non è rientrata a casa, sono stato dalla Gina, come pure dalle suore ma non lhanno vista neanche loro.»

«Ma sei sicuro che non dovesse andare da qualche altra parte? Magari a dare ripetizioni a casa di qualche alunno?»

«Sì, sono sicuro, quando l’ho salutata stamattina, lei era ancora a letto e non mi ha detto nulla, doveva essere parecchio assonnata, si è soltanto lasciata dare un bacio.»

«Calmati però adesso… forse è meglio se bevi qualcosa.» Gli versò un bicchierino di cognac ed uscendo dal banco gli poggiò una mano sulla spalla. «Se dovessi ricevere una telefonata ti vengo subito a chiamare.»

Armando con un solo sorso butta giù il liquore poi stringendo occhi e denti e scuotendo la testa per il bruciore che lalcool gli aveva procurato alla gola e al petto dice: «Sì grazie Aldo, per favore.»

I negozi avevano già chiuso ed Armando non poteva chiedere ad altri. Si diresse a casa nella speranza di vedere una luce affiorare da dietro le tende della finestra ma il buio ormai sembrava incombere ovunque. Aprì la porta e cominciò a camminare avanti e indietro in quella piccola cucina poi, dopo aver pensato un po uscì di nuovo e vagò per il viale alberato ormai quasi completamente buio, lo percorse tutto guardandosi intorno, soltanto un gatto gli passò rapido davanti; sotto ai suoi piedi le foglie umide rendevano il terreno sdrucciolevole ma non si arrese, così aggirandosi senza meta per ore arrivò sino al lago di Chiusi dove quellacqua ferma non poteva dirgli nulla se non accrescere la sua disperazione. Stremato si inginocchiò a terra sulla sabbia umida e pianse, poi raccolte un po di forze si rialzò e a passo lento e con la testa bassa fece ritorno a casa che era ormai quasi lalba. Si sedette, prese un pentolino, vi scaldò del latte che versò in una tazza e sempre a testa bassa vi inzuppò un pezzo di pane. Alzò la testa ed iniziò a fissare quel ritratto dipinto e incorniciato in un ovale posto di fronte a lui, ammirando quella ragazza bellissima in abito lungo a balze giallo paglierino e cappello dalle falde larghe, seduta su di una sedia in un prato, come un fiore.  Ada, ma dove sei andata?

Dopo aver passato la notte insonne, l’indomani mattina a passo veloce ripercorse quel viale alberato. Sentiva ora sotto ai suoi piedi il fogliame scricchiolare mentre allincedere di quella che stava diventando una marcia, le foglie cadevano davanti a lui. Si fermò soltanto quando giunse davanti alla caserma, suonò alla porta ed un maresciallo lo fece accomodare. Armando rispose a qualche domanda poi diede le generalità di Ada e le sue, così la denuncia di scomparsa fu compilata. Con la copia del documento appena sottoscritto in mano e con la testa china si recò alla fornace. Varcata la soglia si apprestò a percorrere quella sorta di galleria che conduceva gli operai ai forni dove venivano cotti i mattoni. La luce fioca e perlopiù rossastra non metteva in evidenza i volti, così Armando, senza dare troppo all’occhio con la sua presenza, andò diritto a controllare se vi fossero mattoni già pronti da essere messi su di un carrello da trasportare fuori. Non aveva voglia di dire nulla ai colleghi a meno che non ne fosse proprio costretto, dopotutto poteva anche non essere loro arrivata voce dell’accaduto. Perché alimentare chiacchiere e fare ulteriori supposizioni? Ada non poteva averlo abbandonato così da un giorno all’altro. Cercava di convincersi che magari quando avrebbe fatto ritorno a casa alla sera l’avrebbe ritrovata lì seduta al tavolo con sopra i libri di scuola aperti, una pila di quaderni dei suoi alunni accanto da correggere e a quel punto sì che gli avrebbe spiegato cosa le era successo e il motivo per il quale forse si era dovuta allontanare, questa volta avrebbe pur dovuto aprirsi un po di più ad Armando dopo un fatto del genere. Comunque non poteva essere andata lontano, a breve avrebbe potuto ricevere una telefonata da Aldo, avvisato dall’ospedale, Ada poteva anche essere stata investita e aver perso conoscenza ma una volta rinsavita avrebbe detto come rintracciare il marito. Armando doveva mantenere la calma, essere fiducioso e attendere il suo ritorno. Ada poteva essere stata impossibilitata a comunicargli un imprevisto, continuava a ripeterselo anche se non riusciva affatto a convincersene.

A scuola però non la videro arrivare neanche i giorni successivi e la voce in paese si sparse velocemente.

 

«Margherita, ma lo sa che la Ada è scomparsa da due giorni?» disse il macellaio a una sua fedele e anziana cliente.

«L’ho sentita questa cosa. Ma, allora è vera? Oh Gesù mio, come sarà potuta mai accadere una cosa del genere? Una donna così brava e buona con i suoi alunni, non si assentava da scuola neanche quando stava male e adesso che l’anno scolastico era da poco iniziato, sparisce.»

«Il marito è disperato, speriamo che la ritrovino presto sana e salva.» Il macellaio, così dicendo, ripose il pezzo di carne che aveva appena tagliato.

Margherita uscì dal negozio con la sua busta di carne per il lesso e con qualche ritaglio che le veniva ogni volta regalato per il gatto. Passò poi in merceria.

«Buongiorno signora. Avrei bisogno di una sigaretta di filo nero per favore.»

«Buongiorno a Lei, arrivo subito.»

La proprietaria della merceria che stava infilando una scatola sullo scaffale scese dallo sgabello, si voltò e con un sorriso porse a Margherita la sigaretta di filo nero presa da una scatolina e aggiunse: «Le occorre altro?»

«No, ma ha saputo quanto è accaduto alla Ada?»

«Sì, che le devo dire È una storia così strana, magari un giorno si verrà a sapere che è scappata con un altro. I tempi stanno cambiando, da quando sono arrivati gli americani… La Ada è giovane e bella, anche piuttosto indipendente, di famiglia benestante, era venuta da sola qui dalla città, forse qualche soldato a scuola le ha fatto la corte e le ha promesso di portarla via, lontano da questo paese di poche anime, probabilmente in una grande città.»

«Ma no, non posso immaginare la Ada capace di una cosa simile, di lasciare il povero Armando da solo dopo quello che ha patito con la guerra. Anche lei poveretta, ne deve aver passate così tante. Poi una coppia così giovane, oltretutto erano sposati soltanto da un paio di anni.»

«Ancora non avevano bambini» insinuò la negoziante.

«Provo molta pena sia per la Ada che per l’Armando, secondo me invece deve essere successa una disgrazia.» E con questo ultimo pensiero Margherita salutò e se ne andò.

 

Dopo alcuni giorni dall’accaduto, Armando inizia a raccogliere informazioni parlando con tante persone, anche quelle che non conosce. Si reca alla scuola ed al convento delle suore, cerca di capire se Ada abbia detto qualcosa a qualcuno, parla con il Preside e con la Madre Superiora come pure con i colleghi di Ada ma a tutti loro sembra proprio che lei non abbia lasciato trapelare alcun segnale strano nel periodo che l’hanno frequentata. “Com’è riservata quella donna!” Questa è l’opinione generale che la gente ha di lei. Quando si rivolge a qualcuno che la conosce soltanto di vista, questo domanda: «Chi, la maestra?», poiché in paese la Ada tutti la chiamavano così. Tra le donne a Bettolle non ve ne sono molte istruite, sono le suore le donne più colte.

Non è possibile, Armando dice a sé stesso, ed è convinto che deve continuare ad insistere. La domenica la dedica alle frazioni vicine, ogni volta ne perlustra una con la sua bicicletta, sempre con una foto di Ada pronta da mostrare; alla chiesa del villaggio parla con il parroco e con il sagrestano, va nei bar, nelle trattorie, nelle stazioni. Al paese ogni giorno Armando incontra sempre una donna anziana che vive da sola in una piccola casa del vicolo e non si è mai spogliata delle vesti nere nonostante il marito fosse morto tanti anni prima. La vedova se ne sta seduta tutto il tempo su di una sedia di paglia appena fuori la porta di casa e lavora al tombolo. Chissà quanti centrini, quante tovaglie avrà creato con quelle piccole mani?

Tra i mille pensieri che gli passano per la mente, Armando si ricorda di unaltra donna anziana che forse potrebbe sapere qualcosa e aiutarlo nella ricerca.

Deve assolutamente mettersi in contatto con lei o, meglio ancora, andarla a trovare.

In fondo, la zia di Ada, è una di famiglia.

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